L'abito non fa il monaco
Alla fine di Gennaio, un giovedì mattina , intorno alle ore 9 e 30, due uomini si presentano all'ingresso della Basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma, uno vestito da sacerdote e l'altro in un’autorevole giacca e cravatta. Seri, solenni, rassicuranti, passano senza difficoltà i controlli di una prima guardia, ferma all’entrata della Basilica, e di nuovo, senza alcuna complicazione, un secondo ingresso davanti alla portineria, dove chiedono gentilmente informazioni ad una suora che li indirizza sorridente agli uffici che intendono raggiungere.
Arrivati alla meta desiderata, abbandonano i modi distinti, indossano due spesse sciarpe arrotolate sul viso, un paio di occhiali da sole e una pistola pesante con la quale minacciano il ragioniere contabile del Vaticano, conosciuto come ragionier Lavezza, laico, che tremante apre loro il forziere e consegna tutto il denaro presente al suo interno. Centomila euro di elemosine dei fedeli, secondo una prima ricostruzione degli investigatori della polizia Vaticana che indagano a ritmi serrati sulla vicenda. Centomila euro. Messo a segno il colpo, i due legano l'impiegato mani e piedi, e con la stessa naturalezza e tranquillità con cui sono entrati, escono da un uscita secondaria per poi svanire nel nulla, come per miracolo.E leggendo la Cronaca degli ultimi anni si scopre come questo del travestimento in abito talare è un giochetto sempre più utilizzato per mettere a segno truffe che, a differenza di questa appena citata, possono riguardare anche poche centinaia di euro.
Nel 2007 ad esempio, viene smascherato un giro di estorsioni a Palermo che vede come protagonista indiscusso un uomo "Don Marco" , che, aiutato da due complici, spulciava le necrologie pubblicate sui quotidiani locali e dopo aver scelto le famiglie di professionisti e benestanti che fanno scrivere sotto il nome del proprio congiunto morto: “non fiori ma opere di bene”, si presentava in chiesa prima della messa, si appartava con il vero prete e, dicendo di essere un amico della famiglia dello scomparso, chiedeva di poter celebrare lui l’orazione funebre. Poi sull’altare tesseva le lodi del morto e aggiungeva qualcosa come: “Ma per lasciare un ricordo tangibile della sua memoria vi prego di fare un’offerta per la Lega Antitumori.." e mentre il prete, quello vero, si apprestava a tenere il resto del rito funebre apparivano i due suoi complici, che distribuivano ai fedeli delle buste con la finta intestazione di associazioni umanitarie. Quindi, finita l’omelia, il falso prete salutava il vero sacerdote, ringraziandolo per l'ospitalità e offrendo la sua disponibilità per future collaborazioni, dileguandosi poi nel vuoto. A Luglio 2008 un finto-prete si presenta come un incaricato della curia di Aosta e chiede delle offerte casa per casa, negozio per negozio, in tutto il capoluogo valdostano. Sempre nel 2008 uno pseudo-monsignore confessa in Vaticano. Vestito di tutto punto, si è infilato in un confessionale: "Io ti assolvo in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Vai in pace". Breviario in mano, stola viola al collo, modi compìti, espressione assorta e compenetrata nella suggestiva atmosfera, il "don per un giorno" aveva intenzione di impartire il sacramento della riconciliazione agli ignari pellegrini, ma è stato scoperto dai guardiani e processato dal tribunale del Vaticano.
Nel Febbraio 2009 invece, un sedicente prete fregava preti veri. L'uomo chiedeva aiuto ai parroci per una persona bisognosa, che in realtà era lui stesso, dato che intascava tutto il ricavato delle offerte dei generosi parroci. A Tor Sapienza nel Marzo 2009 un sessantacinquenne croato senza fissa dimora, chiedeva soldi ai negozianti del quartiere, dando in cambio finte-benedizioni. E anche recentemente un fotografo alla sfrenata ricerca di un piccolo scoop, subito dopo il sisma che ha colpito la città dell’Aquila nell’Aprile 2009, vestito da prete, ha cercato di entrare nell’autorimessa adibita a obitorio della Scuola Ispettori della Guardia di Finanza, per fare indisturbatamente qualche scatto alle salme. In questo caso l'"espediente religioso" non ha funzionato. Scoperto da alcuni allievi, il falso prete è stato semplicemente accompagnato all’uscita, senza poi essere di fatto denunciato. E di episodi analoghi in Italia e nel mondo ce ne sono davvero altre centinaia, centinaia di migliaia, tutti accumunati dallo stesso segno distintivo che se da una parte fa sorridere, dall’altra forse fa riflettere sulla scarsa moralità di qualcuno, sulla incontestabile buona fede di qualcun altro, ma sicuramente dà forza a quei vecchi detti popolari, scoloriti nelle bocche di qualche anziana signora, che ricordano come L’abito non faccia il monaco e che, soprattutto, Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
Chiara Benedetti
|