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Il senso dello Humour

I tuoi lo sanno che sei etero?

 

 

Tuonano centinaia di manifesti spuntati fuori come il polline in primavera a Napoli e Perugia, per ricordare i venti anni dalla cancellatura da parte dell’Oms dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, nel lontanissimo 17 Maggio del 1990. Venti anni in un battito di ciglia, veloci come le televendite delle poltrone nel primo pomeriggio, chiamate per nome: la poltrona in pelle Cinzia, quella che massaggia la spina dorsale Orietta, Loredana in finta lana Merinos. Per nome, come potessero respirare e mangiare e vivere, e farlo al posto di tutti coloro che decideranno di acquistarla, per fargli fare ancora meno fatica, perché è faticoso vivere. Meglio starsene seduti davanti alla televisione su una Francesca o su una Martina, a guardare che televendite fanno questo pomeriggio.

Venti anni, così veloci che non c’è stato il tempo a vederli passare, eppure così lunghi da essersene dimenticati. Del 17 Maggio 1990 si è dimenticata la Chiesa che, sebbene condanni ogni atto di violenza nei confronti dell’omosessuale in quanto essere umano, perché la dignità propria della persona deve sempre essere rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni, afferma la Santa Sede, dall’altra parte due anni dopo quel 17 Maggio, nel documento “Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali” si dice che "non vi è un diritto all'omosessualità, che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali" non legittimando, infine, all’interno della comunità cattolica qualsiasi tipo di unione o di convivenza tra omosessuali.

Se l’è dimenticato il Ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, che in un’intervista al Tg2, alla domanda su cosa ne pensasse dell’imminente Gay Pride di Roma, risponde con pacatezza e innata serietà che un’iniziativa simile, proprio a Roma, capitale della cristianità, ha il solo sapore dello scontro ideologico contro chi come la Chiesa appunto, si oppone strenuamente, e a suo avviso giustamente, alle unioni omosessuali. Ministro delle Pari opportunità, giustamente.

Se l’è dimenticato anche la Rai che nel 2008 che trasmise in seconda serata, censurandone ogni scena che includesse dai più espliciti, eppur sempre sempre pudichi, atti d’amore, a quelle con i più candidi baci, il film premio oscar nel 2006 I segreti di Brokeback Mountain, di Ang Lee, che tratta la profonda storia d’amore nata tra due virili e aitanti giovanotti; adducendo, in seguito alle polemiche, che non c’era stata nella messa in onda nessuna scelta di censura, ma di aver semplicemente acquistato una pellicola sulla quale già erano stati effettuati i tagli. Finalmente, dopo tutte le controversie che ne seguirono, nel marzo del 2009 il film è stato ritrasmesso su Rai2 in versione integrale, e in seconda serata certamente.

Avrebbe turbato i bambini e i ragazzi se fosse stato trasmesso in orari con più alta visibilità, farfuglia qualcuno, ma che l’amore tra due persone possa essere a tal punto diseducativo è del tutto opinabile, soprattutto se poi, proprio in prima serata, si trovano più spesso di quanto si possa pensare, l’ormai governatore della California Arnold Schwarzenegger, nei suoi infiniti Terminator, o Sylvester Stallone nel Rambo di tuno, che uccidono di botte, spappolano teste e ammazzano, insanguinati fino al midollo.

Veri insegnamenti di vita.

Se lo sono dimenticati i programmi di Lamberto Sposini, e di Barbara D’Urso, che ogni santissimo giorno ospitano transessuali, bisessuali, omosessuali, operati e non operati, con le uniche credenziali di volersi mettere in mostra, svendere la propria condizione, inventandosi più vittime di quanto non lo siano davvero, e di non aver ben capito ancora chi sono, e chi vogliono essere, trasformando così l’omosessualità in demagogia, folclore.

Se l’è dimenticato Renato Schifani qualche giorno fa, dicendo che -infondo infondo- non c’è nessun bisogno di un giorno speciale, quale il 17 Maggio appunto, per ricordare tali discriminazioni, perché l’Italia è un paese libero, che ha smesso con l’omofobia. Un po’ come, secondo Emilio Fede, non ci serve nessun Saviano a ricordarci che la Mafia c’è e va condannata, lo sappiamo già da soli, che uscisse dal programma di protezione personale e si facesse ammazzare nella più solenne omertà, che tanto noi siamo un popolo sagace, e onesto.

Ma ce lo siamo dimenticati forse un po’ tutti, persi nel nostro razzismo quotidiano, perché al contrario di quanto afferma Schifani , l’Italia, anche quest'anno, è il primo paese in Europa per violenze e omicidi delle persone transessuali. Una situazione invariata rispetto allo scorso anno e denunciata da Porpora Marcasciano, vicepresidente del Mit, il Movimento identità transessuale. Un quadro eloquente e grave che verrà presto confermato dai numeri pubblicati nel rapporto che uscirà fra qualche mese.

Abbiamo forse dimenticato che un individuo non è migliore o peggiore in base alle persone con le quali decide di avere rapporti sessuali, o meglio, decide d’amare. Ognuno di noi è migliore o peggiore in base a ‘come’ decide di affrontare il suo essere, la sua personalità. Una pubblicità progresso di qualche mese fa tuonava: chiederesti mai all’autista dell’ambulanza che ti sta portando in ospedale, se assomiglia più a suo padre, a sua madre, o non ti importa? All’infermiere che guida il tuo lettino verso la camera operatoria, se di scarpe porta il 42, il 43, o non ti importa? E del chirurgo, che ti sta per operare d’urgenza, ti interessa sapere se è eterosessuale, omosessuale, o non ti importa?

In conclusione, nella vita, certe differenze non possono contare, rifiutare l’omofobia e accettare la diversità è l’unico modo possibile per vivere con armonia la nostra società, e per non essere Tu, quello diverso.

Ricordarlo ogni giorno e più che mai il 17 Maggio, è un diritto e un dovere di tutti.

Chiara Benedetti

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